Perché Bio

Chi bella vuole apparire per forza deve soffrire?

Quante volte abbiamo associato il diktat “Chi bella vuole apparire un po’ deve soffrire” al nostro desiderio e ricerca di essere più attraenti, in forma o quantomeno mostrare un aspetto più gradevole ? E’ come se per ottenere il permesso di mostrare il nostro fisiologico o ricercato benessere dovesse essere indispensabile passare per un percorso di “sofferenza” o rimetterci qualcosa… Ma perché ? Cosa ha a che fare la manifestazione del nostro Naturale aspetto e il mantenimento del nostro benessere con un doloroso prezzo da pagare?

In realtà un prezzo noi lo abbiamo già pagato in tutti questi anni e continueremo a pagarlo ancora se non veniamo a conoscenza di cosa si cela dietro la Cosmesi Tradizionale, quella che quotidianamente troviamo non necessariamente in Profumeria ma su qualsiasi banco del Supermercato, quella che per necessità o per vezzo siamo soliti acquistare. E per Cosmesi intendo tutti quei prodotti che rientrano nella vera definizione della categoria , ossia quelle sostanze che applicate sulla superficie esterna del corpo oppure sui denti o sulle mucose della bocca hanno lo scopo di pulire, profumare, proteggere, modificare l’aspetto, mantenere in buono stato o correggere dagli odori corporei. Avete quindi idea di quanti cosmetici utilizziamo? Solo la mattina prima di uscire da casa, ne utilizziamo almeno 5-6 tipi diversi e durante la giornata arriviamo a impiegarne più di 10.

Credo sia perciò fondamentale sapere quali sostanze stiamo scegliendo di assumere ogni giorno con costanza .

I prodotti della Cosmesi Tradizionale contengono oltre alle sostanze funzionali ( che possono anche essere di natura vegetale) derivati dal petrolio, coloranti sintetici, siliconi, parabeni, metalli pesanti, profumi allergenici, SLS e SLES (tensioattivi aggressivi) , queste sostanze hanno un costo produttivo estremamente basso per le grandi industrie, spesso le grosse multinazionali che possiedono ditte cosmetiche possiedono anche raffinerie di petrolio potendo così usare gli scarti della raffinazione nei loro prodotti. Da ciò purtroppo ne derivano prodotti altamente tossici o addirittura potenzialmente cancerogeni e oltretutto estremamente inquinanti per il nostro ambiente sia nella fase di produzione che in quella di smaltimento.

Consideriamo che tutto quello che ci spalmiamo addosso viene assorbito dal nostro organismo per il 60% circa e il nostro fegato dovrà cercare di depurare, impresa ardua dato che le sostanze tossiche sono svariate e immesse ripetutamente nel nostro corpo.

Ma andiamo più nello specifico prendendo in esame alcune delle sostanze più utilizzate e maggiormente dannose e cerchiamo di capire qual è la loro origine, la funzione e i possibili danni.

I Petrolati
Sono alcuni degli ingredienti maggiormente diffusi nei comuni prodotti cosmetici da profumeria, supermercato e farmacia. Sono derivanti dalla raffinazione del petrolio e impiegati per i loro poteri filmanti grazie ai quali pelle e capelli assumono un immediato e fasullo aspetto morbido, setoso e levigato. Sono costituiti da sostanze oleose che impermeabilizzano la pelle impedendone la fisiologica traspirazione e ossigenazione , esercitando un’azione tanto antidisidratante quanto occlusiva, lo strato cutaneo superficiale resta soffocato e incrementa al di sotto di questo film occlusivo una proliferazione batterica causa di punti neri, brufoli , grani di miglio ed altre imperfezioni. A seconda della presenza o meno di impurità nell’olio di raffinazione e di lavorazione, i petrolati si suddividono in varie tipologie risultando perciò più o meno cancerogeni. Ovviamente anche l’ambiente ci rimette in quanto questi non sono affatto biodegradabili.

Riconoscerli tra gli ingredienti cosmetici è abbastanza facile. E’ sufficiente porre attenzione all’etichetta del prodotto (detta INCI, la sua presenza è obbligatoria per legge) e individuarli con i loro vari nomi: Petrolatum – Paraffinum Liquidum – Vaselina – Mineral Oil

Formaldeide
È un potente battericida, fungicida, disinfettante ed indurente dall’utilizzo versatile ma anche una sostanza irritante in grado di causare allergie da contatto e irritazioni ma soprattutto individuata come potenziale cancerogeno e per questo inserita nella lista mondiale delle sostanze più pericolose e tossiche per l’uomo. Il Regolamento Europeo sui cosmetici non vieta il suo utilizzo ma definisce la percentuale massima utilizzabile che nel caso in cui non sia impiegata come conservante non può superare il 5% (è comunque tantissimo). La troviamo presente in smalti, shampoo, creme, igienizzanti, detergenti per la casa…

In realtà il “tranello” sta nelle sostanze che rilasciano Formaldeide, quindi CESSORI di FORMALDEIDE, che associate tra di loro o semplicemente nel loro utilizzo ne possono quindi cedere piccole quantità.

Per evitare rischi è quindi bene stare alla larga da prodotti che negli INCI riportino:
2-Bromo-2-Nitropoane-1,3-Diol (Bronopol) – Diazolidinyl urea – Imidazolidinyl urea – DMDM Hydantoin – Quaternium-15 – Benzylhemiformal

Siliconi
Derivano dalla combinazione di silicio e sostanze petrolifere. Molte aziende cosmetiche li utilizzano per le loro proprietà idrorepellenti, antistatiche , duttili e la loro capacità di resistenza ad alte temperature. La caratteristica principale è quella di rendere morbide e setose le texture dei prodotti e di dare a pelle e capelli un aspetto immediatamente più levigato, liscio e piacevole al tatto. L’effetto tuttavia è solo apparente perché se in un primo momento proteggono la cute da smog e agenti atmosferici, a lungo termine quella loro caratteristica di impermeabilità impedisce la traspirazione cutanea. Portando un esempio, se impiegati nei prodotti per capelli tendono a rivestire il fusto capillare impedendo il passaggio di ulteriori sostanze nutritive, di conseguenza i capelli appaiano dapprima più lisci, le doppie punte invisibili e l’effetto crespo minimizzato ma in tempi successivi iniziano a perdere tono, seccarsi, apparire “bruciati” e privi di lucentezza. L’effetto sulla pelle è altrettanto dannoso, anche in questo caso ciò che si viene a creare è una pellicola occludente che impedendo la traspirazione provoca la comparsa di comedoni, punti neri, pori allargati, sfoghi acneici e la cute risulta estremamente secca e squamosa.

Negli INCI i silicono sono segnalati con i seguenti suffissi: XANE – THICONE – ONE – ANE ( ad es. Dimethicone, Cyclopentasiloxane, ecc)

Parabeni
Sono sostanze chimiche a basso costo e molto usate come conservanti perché hanno un effetto battericida e fungicida, si trovano in molti prodotti, quelli per l’igiene personale e make-up , prodotti per barba, dentifrici, shampoo balsami ecc. Nonostante il loro largo impiego sono degli interferenti endocrini ossia molecole che possono alterare l’equilibrio ormonale inducendo la mancata risposta delle cellule agli ormoni.
Le patologie più connesse all’esposizione ai parabeni sono allergie cutanee e dermatiti fino ad arrivare ai rischi più gravi che possono sfociare nell’infertilità, cancro alla prostata e tumori alla mammella.

Possiamo individuarne i più importanti con i seguenti nomi: methylparaben – ethylparaben – propylparaben – isobutylparaben – butylparaben e benzylparaben

Una volta capito quanto possano essere dannose queste categorie di prodotti, ci chiediamo quale possa essere l’alternativa?

Il consumatore oggi è al corrente che la valida alternativa è costituita da Prodotti Naturali e Biologici in quanto hanno una maggiore affinità con la pelle, contengono alte percentuali di estratti vegetali e di sostanze attive, i processi estrattivi e produttivi sono atti a preservare al massimo l’integrità delle sostanze vegetali, sono completamente biodegradabili perciò rispettosi dell’ambiente e hanno il divieto di utilizzare sostanze di sintesi chimica, di origine petrolifera, formaldeide, parabeni, coloranti di origine sintetica, paraffine e siliconi.

Apparentemente però si crea molta confusione perché spesso troviamo scritte come: “naturale”, “alle erbe”, “ecologico” ,“bio” ma come esserne davvero sicuri? Molti prodotti vengono spacciati per naturali ma spesso non lo sono, le aziende cosmetiche hanno colto l’opportunità della generalizzata sensibilità green attribuendo ai loro prodotti l’irresistibile appeal ecologista, così in commercio si trovano prodotti “normali” che solo perché contengono una piccolissima parte di composti vegetali si fregiano dell’aggettivo “Naturale”.

Ormai tutti sappiamo di non poterci fidare e ancor di più affidare alle scritte pubblicitarie. Anche nel campo del “Naturale” ci sarebbero molte bugie e pregiudizi ancora da sfatare , molti dei quali a volte fanno sorridere: si pensi ad esempio alla scritta Nichel free, il Nichel è un metallo che di per sé non è pericoloso e soprattutto è fortemente presente in natura , anche in molti alimenti (zucchine, carote, cipolle ecc ), ovviamente ci sono molte persone che ne sono allergiche e devono evitare il più possibile di venirne a contatto ma in realtà non esistono dei prodotti che ne sono totalmente privi ma esiste una percentuale che è di 1 PPM, cioè una parte per milione, al di sotto della quale la sostanza è ammissibile perché tollerata anche dai soggetti particolarmente sensibili ad essa.

Altra leva di marketing è la dicitura gluten free in cui si tende a sottolineare un prodotto che può essere serenamente utilizzato anche da Celiaci nonostante la loro intolleranza al glutine. In realtà come ci spiega Umberto Volta (Pres. Del Comitato scientifico dell’Associazione Italiana Celiaci), la celiachia o la dermatite erpetiforme (ossia la forma cutanea della patologia) non sono sensibili al glutine dei cosmetici, in quanto il contenuto non può arrivare in quantità significative da generare problemi, inoltre la celiachia è un’intolleranza alimentare che ha come bersaglio l’intestino tenue, perciò anche quando la sostanza venisse a contatto con la pelle o le mucose non comporterebbe alcun rischio.

Ma allora come districarsi in questa giungla?!

Due sono gli strumenti che non possono mentirci: un’attenta lettura dell’INCI (l’etichetta) e le Certificazioni.

Dal 1977 è obbligatorio che ogni cosmetico sul mercato riporti sulla confezione il proprio INCI, ovvero l’elenco degli ingredienti in esso contenuti espressi secondo una nomenclatura standard, scritti in ordine decrescente di concentrazione al momento della loro incorporazione, al primo posto si indica l’ingrediente contenuto in percentuale più alta, a seguire gli altri.

All’inizio non sarà di facile comprensione ma per decodificare dei nomi inizialmente
sconosciuti potremmo ricorrere al sito del Biodizionario, inserendo l’ingrediente uscirà fuori una semplice valutazione espressa in pallini verdi, gialli o rossi come fosse un semaforo, dove ovviamente il verde rappresenta la sostanza completamente naturale e innocua e il rosso quella più dannosa o allergizzante. Per chi possedesse inoltre un Iphone o altro Smartphone, ci sono diverse applicazioni (ad es: Biotiful) scaricabili gratuitamente, che sempre a nostra disposizione e in tempo reale possono darci le informazioni sull’etichetta e la valutazione finale del prodotto che ci troviamo davanti semplicemente inserendo il nome e la marca dell’articolo.

Altra garanzia è rappresentata dalla Certificazione rilasciata da organismi di controllo riconosciuti dal ministero delle Politiche Agricole (tra i più noti troviamo l’Icea). Un prodotto certificato secondo uno specifico standard o disciplinare fa si che una generica asserzione di biologico o naturale corrisponda a un’effettiva caratteristica d’ingredienti. E’ anche vero però che esistono piccole aziende, non necessariamente inferiori dal punto di vista qualitativo che non hanno le risorse, quantomeno inizialmente, per sostenere il costo di una Certificazione, ciò significa che imparare a leggere un’etichetta o affidarsi a dei supporti che possono tradurcela dovrebbe essere sempre la base di una valutazione più sicura e consapevole.

In sostanza le parole chiavi sono Conoscenza e Scelta , l’una non può prescindere dall’altra.

Penso fortemente che abbiamo insieme l’obbligo e il diritto di prenderci cura di noi stessi, diventare nucleo della nostra esistenza ed essere al centro dell’attenzione (la Nostra) e per esercitare questo Potere dobbiamo necessariamente renderci consapevoli, ognuno con la modalità e i tempi che preferisce.

Ilaria Vecchiarelli